Blog di Raimondo Schiavone e amici

Disarmare Hezbollah: la nuova ipocrisia dell’Occidente

Ora il mondo improvvisamente si scopre interessato a una nuova missione morale: disarmare Hezbollah.
Come se il problema del Medio Oriente fosse la resistenza libanese e non l’aggressività permanente dello Stato guidato da Benjamin Netanyahu.
La narrazione è sempre la stessa: chi resiste diventa terrorista, chi bombarda diventa difensore della democrazia.
Eppure la storia del Libano recente è molto più semplice di quanto raccontino le diplomazie occidentali e i loro megafoni mediatici. Hezbollah nasce come movimento di resistenza all’occupazione israeliana del Libano. Non come hobby ideologico, non come milizia folkloristica, ma come risposta concreta a carri armati, bombardamenti e invasioni.
Senza quella resistenza il Libano sarebbe probabilmente già diventato una colonia di sicurezza di Israele.
Oggi però la scena è ancora più grottesca. A chiedere il disarmo di Hezbollah non sono solo gli Stati Uniti e i governi europei. A unirsi al coro è persino il nuovo presidente siriano Ahmad al-Sharaa, noto per anni con il nome di guerra Abu Mohammad al-Julani.
Un personaggio che il mondo conosce bene.
Ex leader jihadista, uomo cresciuto nelle galassie di Al-Qaeda e di ISIS, protagonista di una stagione di violenza che ha insanguinato Siria e Medio Oriente.
Le stesse milizie che tagliavano gole ai civili siriani, che perseguitavano le minoranze religiose, che terrorizzavano i villaggi cristiani.
E mentre questo accadeva, chi combatteva davvero quelle milizie sul terreno?
Anche Hezbollah.
I combattenti libanesi hanno pagato con il sangue la difesa di città siriane, di villaggi cristiani, di comunità civili minacciate dall’estremismo jihadista.
Ora però la storia viene riscritta.
I tagliagole diventano interlocutori rispettabili.
La resistenza diventa il problema.
È il capovolgimento morale tipico della geopolitica contemporanea.
Il mondo che ha tollerato per anni le atrocità dei gruppi jihadisti oggi pretende di dare lezioni di legittimità a chi ha difeso il proprio territorio.
Il mondo che chiude gli occhi davanti alle distruzioni in Libano e Palestina ora parla improvvisamente di stabilità.
Ma la verità è più semplice: disarmare Hezbollah significa lasciare il Libano indifeso davanti alla potenza militare israeliana.
Significa togliere al Libano l’unico vero strumento di deterrenza.
Ecco perché questa campagna internazionale non ha nulla di morale.
È solo un progetto politico.
Un progetto che mira a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente eliminando ogni forma di resistenza reale all’espansione israeliana.
Per questo ciò che sta accadendo è, prima ancora che geopolitica, una questione etica.
Ed è impossibile non dirlo con chiarezza.
Per quanto mi riguarda, oggi e sempre, una sola frase rimane valida:
viva la resistenza libanese contro l’occupazione sionista e contro l’aggressività del governo di Netanyahu.
Raimondo Schiavone 

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