Blog di Raimondo Schiavone e amici

Dalla piazza di Cagliari ad al-Jolani: la politica che ha perso la dignità

Me lo ricordo bene, come se fosse ieri. Era il 2013, piazza Carlo Felice a Cagliari. Pioveva, ma la pioggia non fermò quella piazza viva, piena di bandiere, cartelli, voci. Una manifestazione organizzata dal Centro Italo Arabo Assadakah, che allora guidavo, per dire no alla guerra in Siria, no all’aggressione internazionale contro un popolo che chiedeva soltanto di non essere fatto a pezzi dalle logiche dei potenti.

Fu una piazza diversa da tante altre. Non era un raduno folcloristico, non era una passerella di partito, era un momento di coscienza civile. C’erano cittadini comuni e militanti, giornalisti e attivisti, gente che aveva deciso di non piegarsi alla narrazione occidentale che dipingeva Assad come il nemico assoluto e i cosiddetti “ribelli” come eroi della libertà. Noi sapevamo, allora, che dietro quei ribelli c’erano al-Jolani e i suoi tagliagole, e che dietro di loro c’erano Stati e poteri pronti a destabilizzare il Medio Oriente per interessi geopolitici e commerciali.

Ricordo i tanti che contribuirono a rendere possibile quella giornata. Il comitato spontaneo “No alla Guerra in Siria”, con Gianni Dessì, Federica Poddighe e Salvatore Sasso in prima linea. Gli amici di Assadakah: Rana Jammoul, Efisio Demuru, Antonello Chessa, Patrizia Salis, Franco Murgia, Federica Cannas, Riccardo Mostallino, Franco Branca, Alessia Lai. Ricordo la vicinanza di Graziano Milia, che pur non potendo essere presente volle comunque manifestare il suo pieno sostegno. E ricordo il giornalista Stefano Ambu, sempre presente, anche sotto la pioggia, a raccontare che Cagliari non era indifferente, che anche qui c’era chi sapeva distinguere tra verità e propaganda, tra giustizia e sopruso.

E in quella piazza, a sorpresa, arrivarono anche alcuni ex fascisti. Li vidi con i miei occhi sventolare la bandiera di Hezbollah che avevo portato io. Paradossi della storia: allora, nel 2013, loro erano lì a condividere una battaglia contro gli stessi jihadisti che oggi, incredibilmente, molti di loro si ritrovano a sostenere, anche solo indirettamente. Allora si dichiaravano contro al-Jolani, oggi si ritrovano a stringergli virtualmente la mano.

Ed è qui che scatta l’amarezza. Perché la politica, mi dicono, cambia. Io dico invece che la politica si svende. C’è una differenza enorme fra evolvere e tradire. Quelli che gridavano “resistenza” e “no alla guerra” ora si scoprono filo-sionisti, pronti a giustificare bombardamenti su Gaza, occupazioni in Cisgiordania, invasioni in Libano, aggressioni a Siria e persino a paesi come lo Yemen e l’Iran. Gli stessi che allora inneggiavano alla resistenza libanese oggi fanno finta di non vedere un genocidio trasmesso in diretta televisiva.

La fotografia più grottesca, però, non arriva dai social o dalle piazze, ma direttamente dai palazzi della diplomazia internazionale. All’ONU, la premier Giorgia Meloni si è presentata sorridente accanto ad al-Jolani, lo stesso tagliagole che dieci anni fa era additato come il male assoluto, l’uomo che tutti dicevano di voler combattere. Quell’immagine surreale racconta molto più di mille editoriali: racconta la resa della politica italiana ed europea alla convenienza del momento, la cancellazione di ogni principio in nome di un opportunismo che ha preso il posto della coerenza.

Oggi guardo indietro e confronto. In quella piazza del 2013, anche nelle differenze, c’era onestà intellettuale, c’era coraggio civile. Oggi vedo solo ipocrisia, giravolte, convenienze da piccolo cabotaggio. È cambiato tutto, sì. Ma non in meglio.

E allora mi viene da dire una cosa amara ma reale: era meglio quando erano fascisti veri. Almeno sapevi con chi avevi a che fare. Oggi non c’è più un nemico dichiarato, c’è un amico che tradisce, un alleato che ti volta le spalle, un ex compagno di piazza che applaude chi un tempo definiva assassino.

Meglio mille volte un nemico coerente che un amico traditore.

Raimondo Schiavone 

Ps: se negate vi pubblico le foto

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