Blog di Raimondo Schiavone e amici

Cottarelli, l’economista che parla da solo

Carlo Cottarelli, per alcuni un fine economista, per molti altri un misterioso personaggio che da anni ci dice che stiamo per finire a gambe all’aria… senza che nessuno, in realtà, lo stia a sentire. E non perché l’Italia sia sorda – cosa che magari farebbe comodo pensare – ma perché Cottarelli parla una lingua tutta sua. Una sorta di neoliberale burocratese misto a PowerPoint da assemblea condominiale, condito con grafici incomprensibili e sorrisi forzati. È come se volesse farsi rifiutare.

E infatti, puntualmente, lo è stato. Da tutti. Dai partiti, dal Parlamento, dalla gente comune. Persino dal pubblico televisivo, che inizialmente lo guardava con curiosità per poi cambiare canale appena sentiva “razionalizzazione della spesa pubblica”. La verità? Cottarelli è uno di quei tecnici che scambiano l’assenza di consenso per superiorità intellettuale. E così finisce per parlare solo a sé stesso e ai pochi colleghi che ancora pensano che un Excel possa cambiare il mondo.

La sua carriera politica – se così si può chiamare – è stata un cameo tragicomico. Ricordate quando Mattarella gli affidò il pre-incarico da premier nel 2018? Un teatrino durato quanto una puntata di Un posto al sole. Lui, in completo blu, pronto a "salvare l'Italia" con forbici e ragioneria, e il Paese che risponde: “No grazie, abbiamo già dato”. Ma lui non si è scoraggiato. Ha continuato imperterrito: convegni, editoriali, presentazioni in cui ripete sempre le stesse cose, aspettandosi che prima o poi qualcuno capisca. Ma il problema è proprio lì: nessuno lo capisce, e lui non fa nulla per farsi capire.

E dire che ci ha anche provato con il PD. Candidato in Parlamento come “coscienza economica del centrosinistra”, si è ritrovato presto nella posizione di chi predica il rigore in mezzo a chi vuole distribuire bonus come coriandoli. Uno scontro fra mondi: lui con la calcolatrice, gli altri con la macchina del fumo. Alla fine, come previsto, se ne è andato. Forse più sollevato che deluso. In fondo, anche lui si era accorto che l’Italia non è pronta per le sue prediche.

Oggi lo ritroviamo tra una cattedra e un’ospitata, sempre a spiegare perché siamo sull’orlo del baratro. E ogni volta lo fa con l’aria di chi si stupisce che nessuno lo ascolti. Ma come potrebbe essere altrimenti? L’italiano medio – quello che si alza la mattina e vede l’IVA aumentare senza sapere nemmeno cosa sia – ha bisogno di soluzioni semplici, non di litanie sul debito/PIL. Cottarelli invece lo guarda dall’alto in basso, come un insegnante deluso da una classe di somari. Non si accorge che il vero somaro è chi non sa spiegare.

Cottarelli è quindi la perfetta incarnazione del tecnocrate che non riesce a tradurre le sue buone intenzioni in realtà. Non è stato messo da parte perché “troppo bravo”. Ma perché non ha mai imparato a parlare con le persone. Non ha mai toccato terra. E così è rimasto lì, sospeso nel limbo delle menti inascoltate. Non un genio incompreso, ma un oratore incomprensibile. Un messia del rigore che nessuno ha mai seguito, forse perché nessuno aveva capito dove voleva andare. Nemmeno lui.

Raimondo Schiavone 

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