Blog di Raimondo Schiavone e amici

Cara Alessandra Todde, la Palestina non è una bandiera da sventolare a giorni alterni

Cara Alessandra Todde, stare accanto al popolo palestinese non è un esercizio di convenienza politica, non è una foto sui social al momento giusto, non è un gesto che si compie solo quando il clamore degli eventi rende inevitabile dire qualcosa. È una scelta di campo, netta, radicale, che si misura sulla coerenza e non sull’opportunità.

Se davvero si vuole essere al fianco della Palestina, bisogna farlo sempre. Bisogna esserlo anche quando non conviene, quando il rumore dei media si spegne, quando non c’è una piazza affollata pronta ad applaudire. Perché la Palestina è sangue, dolore, resistenza. Non un palcoscenico.

E stare con la Palestina significa inevitabilmente schierarsi contro questo mondo globalizzato, manipolato dagli Stati Uniti e dalle lobby sioniste, che costruiscono guerre, affamano popoli e comprano coscienze. Non basta indignarsi per le immagini dei bambini uccisi a Gaza e poi restare zitti di fronte ai diktat della NATO, dell’Unione Europea complice, del capitalismo guerrafondaio che ogni giorno si nutre di petrolio, armi e vite spezzate.

Chi è con la Palestina non può essere con l’Europa delle banche e delle sanzioni, né con l’America delle bombe “umanitarie”. Chi è con la Palestina deve guardare in faccia i due nemici veri di questo tempo: l’estrema destra che applaude a Netanyahu e l’estrema sinistra che a parole difende i popoli ma nei fatti si accoda al sistema, incapace di una linea autenticamente rivoluzionaria.

Oggi manifestare ha poco senso se manca questa coerenza. Le piazze da sole non cambiano la storia, non cancellano i massacri, se dietro quelle stesse bandiere c’è chi domani stringe mani compromesse col sangue. È mancanza totale di rispetto per i morti di Gaza illudere le persone con slogan vuoti e poi sedersi al tavolo con i massacratori.

La Palestina non ha bisogno di testimonial. Ha bisogno di compagni di lotta. Chi vuole esserlo davvero deve dirlo sempre, viverlo sempre, sostenerlo sempre. Non quando conviene, non quando i riflettori lo impongono, ma quando resta solo il silenzio, l’indifferenza e la paura.

Solo lì si vede la differenza tra chi crede nella giustizia e chi invece usa la sofferenza di un popolo come carta da giocare nel mazzo della politica.

Raimondo Schiavone 

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