Mario Guerrini torna a pontificare sulla sanità sarda, con il solito tono da osservatore super partes che invece, a ben vedere, è tutto fuorché imparziale. Il suo ultimo “Osservatorio” sul collasso del sistema sanitario regionale fotografa sì un quadro di difficoltà evidente, ma come sempre si ferma alla superficie: la colpa, secondo lui, è sempre degli altri, dei predecessori, dei “vecchi manager”, dei “sardisti-salviniani”, insomma di chi c’era prima. Una narrazione comoda, ma falsa.
Perché se è vero che la sanità sarda è allo stremo, con ospedali chiusi o smantellati, con un Santissima Trinità ridotto ai minimi termini e con reparti e pronto soccorso che vivono nell’emergenza continua, non si può più fingere che il problema sia solo ereditato. Oggi al governo della Regione c’è Alessandra Todde, e il dovere di affrontare la crisi è suo. Dopo mesi di annunci e promesse, la situazione è peggiorata. Mancano posti letto, manca personale, e soprattutto manca una visione.
Cagliari è l’emblema di questo disastro. L’ospedale Marino, un tempo eccellenza con un pronto soccorso di riferimento, è stato smantellato. Il Binaghi, a Monte Urpinu, chiuso e dimenticato, potrebbe ancora ospitare almeno un reparto, ma nessuno si assume la responsabilità di riaprirlo. L’assessore alla Sanità – l’attuale, non quello di ieri – preferisce rinviare e scaricare decisioni, mentre i cittadini restano senza risposte e i malati in lista d’attesa.
Guerrini, come al solito, se la prende con chi non c’è più. Ma chi scrive di politica sanitaria dovrebbe avere l’onestà intellettuale di guardare al presente. Lo sfascio che viviamo oggi non è solo figlio di ieri: è la conseguenza di una gestione che, da mesi, procede a vista, “mettendo pezze” qua e là, senza una strategia complessiva. È comodo, troppo comodo, criticare ciò che fu e tacere su ciò che è.
Io stesso, per aver criticato Mario Nieddu, ex assessore alla Sanità, ho subito una querela e sono a processo. Ma la differenza è che io non mi lamento, e continuo a dire le cose come stanno. Guerrini, invece, si nasconde dietro la retorica dell’analista, quando ormai è evidente che gioca di sponda con la giunta Todde, ripetendo la solita litania: “la colpa è di chi c’era prima”.
E invece no, caro Marione. La colpa oggi è anche di chi c’è adesso.
Perché la sanità sarda è in ginocchio oggi. Perché oggi i malati aspettano ore in pronto soccorso. Perché oggi i reparti sono al collasso. Perché oggi gli ospedali di Cagliari sono chiusi o ridotti a rovine.
Serve coraggio, serve responsabilità,
serve una visione. Ma soprattutto serve onestà nel raccontare le cose. E quella, purtroppo, Guerrini l’ha smarrita da tempo.
In sanità, gli “altri” di cui parla, caro Marione, siamo tutti noi: cittadini, pazienti, medici e operatori che ogni giorno subiscono le conseguenze di una politica incapace di decidere.
E se davvero vuoi fare il giornalista, allora smettila di guardare sempre nello specchietto retrovisore. Guarda avanti. Perché la sanità sarda sta morendo oggi, non ieri.















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