Il fumo bianco è salito da Villa Devoto e annuncia l’arrivo di Francesco Agus, appena unto assessore regionale all’Agricoltura.
Un titolo che a Roma avrebbe richiesto almeno una stretta di mano tra cardinali.
In Sardegna, invece, è bastato un comunicato stampa e una foto di rito.
Il problema?
Il neo-assessore somiglia più al novello Harry Potter della politica progressista che a un uomo di campagna.
È uno che la zappa forse l’ha vista solo nelle illustrazioni dei libri di scuola, ma che invece conosce alla perfezione un’altra geografia:
quella di Piazza Repubblica, dove frequenta da sempre per depositare atti, come altri da piccoli frequentavano il campetto dell’oratorio.
Gli agricoltori lo aspettano, zappa in mano e sopracciglio alzato.
E presto scopriranno una verità semplice: la politica agricola non si fa a colpi di strilli, comunicati vibranti e pose da rivoluzionario dei social network.
Richiede calli, terra sotto le unghie, fatica vera.
Non il tono da comizio permanente.
E proprio qui arriva la parte più ironica:
Agus si troverà davanti due strade.
Da una parte quella dei forconi, simbolo della disperazione vera, materiale, concreta.
Dall’altra quella della chiavetta, non quella USB hi-tech…
ma la vecchia chiavetta arrugginita per aprire le scatolette di tonno, la stessa evocata dai grillini prima versione, quando promettevano di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”.
Ecco: oggi quella metafora torna indietro come un boomerang.
Perché gli agricoltori sardi potrebbero davvero chiedersi se affidarsi alla chiavetta ideologica — buona per comizi e veline — sia ancora utile, o se non sia finalmente arrivato il tempo di brandire qualcosa di più efficace… magari un forcone, sì, ma non per protesta: per riportare la realtà dentro una politica che sembra averla dimenticata.
Per ora, comunque, celebriamo l’investitura:
Abemus Agus Lucianus Secundus.
Che il nuovo mago dell’Agricoltura sarda trovi almeno un incantesimo che funzioni.
Perché tra zappe sconosciute, chiavette simboliche e forconi reali, qui la magia rischia di finire molto prima del mandato.
Raimondo Schiavone















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