Il 6 agosto 1945 non fu solo il giorno in cui il sole esplose su Hiroshima. Fu il giorno in cui gli Stati Uniti d’America si tolsero la maschera e mostrarono al mondo il loro vero volto: quello di un impero criminale, arrogante, vigliacco e spietato. Alle 8:15 del mattino, il cielo sopra la città giapponese si incendiò con un lampo nucleare. La bomba, chiamata con infantile perversione “Little Boy”, annientò 140.000 esseri umani in pochi istanti. Non soldati. Non militari. Ma bambini, donne, anziani, studenti, anime innocenti vaporizzate nel nome della “libertà americana”.
Chi parla ancora di Hiroshima come “atto necessario per porre fine alla guerra” è complice di un crimine contro l’umanità. Il Giappone era già in ginocchio. Le trattative erano in corso. Ma gli Stati Uniti – quei predicatori armati – volevano fare spettacolo, volevano terrorizzare il mondo, volevano mostrare all’Unione Sovietica chi comandava. E per farlo, hanno assassinato una città. Poi, tre giorni dopo, un’altra. Nagasaki. Così, tanto per essere sicuri.
E il popolo americano? Festeggiava. Rideva. Ballava. Sui cadaveri. Sulle ossa carbonizzate dei bambini giapponesi. Perché il vero scandalo non è solo quello che fece il governo americano. È che nessuno negli USA chiese mai scusa. Nessuno provò davvero vergogna. Nessuno si ribellò. Ancora oggi, il popolo americano considera quella strage come un trionfo. È questo il problema. Non solo i governi. Ma la coscienza collettiva di un popolo cresciuto nella convinzione di avere il diritto divino di decidere chi vive e chi muore.
Oggi, 79 anni dopo, lo stesso Giappone – che di quella bomba fu vittima – possiede 44,4 tonnellate di plutonio, abbastanza per costruire migliaia di testate nucleari. Le tiene immagazzinate in patria, in Francia, nel Regno Unito. Dice di volerle usare per i reattori civili. Ma il programma è sospeso. Il plutonio è lì, pronto. Come una vendetta silenziosa.
Il mondo ha imparato la lezione? No. Il mondo ha imparato la paura. L’equilibrio si è retto sulla minaccia della distruzione totale. MAD: distruzione reciproca assicurata. Ma la verità storica resta una sola: l’unico paese che ha usato la bomba atomica contro altri esseri umani sono stati gli Stati Uniti d’America. Gli unici.
Non la Russia. Non la Cina. Non la Corea del Nord. Non l’Iran. Gli Stati Uniti. Gli stessi che parlano di diritti umani, che invadono paesi a suon di democrazia, che impongono sanzioni e guerre per “liberare i popoli”. E il loro popolo, per lo più, applaude. Ignora. Si gira dall’altra parte. Vive nel comfort morale del “noi siamo i buoni”. Anche quando la verità li urla in faccia. Anche quando la cenere di Hiroshima ancora piove sulle coscienze dell’umanità.
Il 6 agosto non è una commemorazione. È un atto d’accusa. È la prova che l’America è nata dal genocidio degli indigeni, cresciuta con la schiavitù, ed esplosa con l’atomica. E il mondo, ancora oggi, fa finta di non vedere. Ma la storia non dimentica. E la cenere di Hiroshima, prima o poi, tornerà a bruciare.
Raimondo Schiavone















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