Ormai non c’è più neppure lo sforzo di fingere. Gli Stati Uniti d’America stanno aprendo nuovi fronti di guerra, uno dopo l’altro, come se il mondo fosse una scacchiera e i popoli semplici pedine sacrificabili. Venezuela e Iran non sono episodi isolati, ma tasselli di una strategia più ampia, lucida nella sua ferocia e folle nelle sue conseguenze. La direzione è una sola: spingerci verso una guerra globale.
Stanotte Caracas è stata scossa da esplosioni. Boati nel cuore della capitale, paura, caos, voci che si rincorrono. È il segnale classico di ogni operazione di destabilizzazione: creare confusione, alimentare il sospetto, preparare il terreno. Il bersaglio è chiaro: il governo di Nicolás Maduro, colpevole di non piegarsi all’ordine imposto da Washington. Un governo che non si allinea va rovesciato, non importa come. Sanzioni, pressione economica, propaganda, ora anche il rumore delle esplosioni nella notte.
Contemporaneamente, l’altro fronte: Iran. Proteste, tensioni sociali, sangue nelle strade. Un Paese complesso, attraversato da contraddizioni interne reali, ma trasformato scientemente in campo di battaglia geopolitico. Si sobilla il popolo, si alimenta la rabbia, si infiltra, si spinge perché la protesta diventi insurrezione. L’obiettivo non è la libertà dei cittadini iraniani: è il collasso dello Stato. È il solito copione, già visto, già pagato con milioni di morti altrove.
E dietro tutto questo, sempre loro: gli Stati Uniti, spalleggiati da una oligarchia europea servile, incapace di una politica autonoma, ridotta a coro plaudente o a silenziosa complice. Un’Europa che predica pace e diritti umani mentre appoggia ogni avventura bellica americana. Un’Europa che ha smesso di pensare e ha iniziato solo a obbedire.
Quello che sta emergendo è qualcosa di ancora più inquietante: una nuova ideologia della guerra permanente, portata avanti da élite occidentali scollegate dalla realtà, assetate di potere, di risorse, di controllo. Nazisti nel metodo, se non nel nome: convinzione di superiorità morale, disprezzo per la sovranità altrui, uso sistematico della forza come unico linguaggio. Governi guidati da incapaci pericolosi, che giocano con il destino del pianeta come fosse un videogioco.
Non chiamatela democrazia. Non chiamatela difesa dei diritti. Questa è violenza geopolitica organizzata, è colonialismo in versione 2.0, è imperialismo che non ha neppure più la dignità di nascondersi. Venezuela e Iran oggi, domani chiunque osi dire no.
La verità è semplice e brutale: stiamo entrando in una guerra mondiale a pezzi, alimentata deliberatamente da chi pensa di poterla controllare. Ma le guerre non si controllano. Sfuggono di mano, divorano tutto, travolgono anche chi le ha volute. E quando l’incendio sarà globale, quando non ci saranno più fronti lontani ma solo macerie vicine, allora sarà troppo tardi per fingere sorpresa.
Il mondo occidentale è in delirio di onnipotenza. E la storia insegna che ogni delirio di onnipotenza finisce sempre allo stesso modo: con il crollo, e con il sangue degli innocenti a segnare il conto.
Raimondo Schiavone















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