Blog di Raimondo Schiavone e amici

Vannacci tra Marx e i nazisti: il nuovo funambolo della destra in doppiopetto

C’è chi legge Marx per capirci qualcosa della lotta di classe e chi invece lo cita “ad cazzum”, come direbbero i latini improvvisati della curva Sud. Il generale Roberto Vannacci, ormai trasformatosi in star televisiva e santone di una destra in cerca di slogan a basso costo, appartiene alla seconda categoria.

Nei suoi comizi e nelle interviste, riesce nell’impresa quasi surreale di tirare fuori Marx come se fosse un jolly da baraccone, senza averne mai letto una riga oltre a qualche frase pescata su internet. E mentre fa il verso al filosofo di Treviri, strizza l’occhio a nostalgici, revisionisti e ammiratori del manganello, flirtando senza pudore con il peggio della tradizione reazionaria europea.

Una schizofrenia politica che fa sorridere e tremare allo stesso tempo: Marx usato come tappezzeria per giustificare idee da birreria bavarese anni ’30. Perché se Vannacci si atteggia a rivoluzionario del pensiero, in realtà la sua rivoluzione ha il respiro corto e il passo dell’oca.

Il paradosso è che, in questo teatrino, riesce pure a conquistare consensi: citare Marx fa “intellettuale”, flirtare con i nazisti fa “virile”, e il mix diventa un cocktail micidiale per chi cerca identità nei rigurgiti del passato.

Alla fine resta una domanda: Vannacci sa davvero cosa dice o gioca solo al gioco eterno della politica italiana, dove basta urlare il nome giusto nel momento sbagliato per guadagnarsi applausi? In entrambi i casi, l’effetto è lo stesso: un generale che più che guidare soldati sembra guidare un cabaret di citazioni a casaccio.

Raimondo Schiavone 

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