Blog di Raimondo Schiavone e amici

Un ex jihadista alla tribuna dell’ONU: la resa morale dell’Occidente

Il mondo si prepara ad assistere a uno spettacolo che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato impensabile. Ahmad al-Sharaa, meglio conosciuto con il suo nome di battaglia Abu Muhammad al-Jolani – ex leader del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), erede diretto di al-Qaeda in Siria – si appresta a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Per la prima volta dal 1967, un presidente siriano si presenta a New York, ma stavolta non sarà un capo di Stato riconosciuto per autorevolezza diplomatica o per il peso internazionale del suo Paese. A calcare il podio dell’ONU sarà un ex tagliagole, un uomo che per anni ha guidato una milizia responsabile di massacri, esecuzioni sommarie, rapimenti e imposizione di un regime di terrore nelle zone sotto il suo controllo.

Eppure, oggi l’Occidente lo accoglie, lo legittima, lo invita a partecipare non solo ai lavori delle Nazioni Unite, ma anche a forum come il Concordia Summit, fianco a fianco con presidenti, premier e personalità di primo piano della politica globale.

La parabola di al-Sharaa è il simbolo di un mondo che ha perso ogni riferimento etico. L’uomo che fino a pochi anni fa era tra i più ricercati jihadisti del pianeta viene ora presentato come un “presidente ad interim” legittimato da elezioni farsa e dal sostegno tacito di quelle stesse potenze occidentali che hanno armato, finanziato e coperto le milizie ribelli in Siria. La domanda è inevitabile: chi ha autorizzato questo salto di legittimità? Chi ha deciso che il leader di un gruppo inserito per anni nelle liste nere del terrorismo internazionale possa improvvisamente diventare un interlocutore credibile?

Non si tratta soltanto di un segnale di debolezza, ma di una resa morale senza precedenti. L’Occidente, che ama ergersi a difensore dei diritti umani e della democrazia, accoglie oggi un uomo che di quei valori è stato carnefice. Un Occidente che si indigna selettivamente, che chiude gli occhi davanti ai crimini dei propri “alleati tattici” e che, pur di riorientare equilibri geopolitici, è disposto a santificare un ex jihadista trasformandolo in statista.

Il viaggio di al-Sharaa a New York non è soltanto un evento storico per la Siria, ma un monito per il mondo intero: le Nazioni Unite, nate dalle ceneri della Seconda guerra mondiale per affermare un ordine basato sul diritto internazionale, si riducono oggi a megafono per figure compromesse, senza che nessuno abbia il coraggio di opporsi.

La comunità internazionale accetta, normalizza e addirittura onora chi fino a ieri imbracciava il fucile in nome di un jihad spietato. È la dissoluzione completa dell’etica politica. È la dimostrazione che, in un mondo governato da interessi economici e strategie di potere, non esistono più linee invalicabili.

Quella di New York non sarà la consacrazione di un leader, ma la condanna di un sistema internazionale che ha smarrito la propria anima.

Raimondo Schiavone 

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