Blog di Raimondo Schiavone e amici

Rio chiama Shakira. Cagliari risponde con le transenne.

C’è un piccolo dettaglio che distingue le grandi operazioni internazionali dalle sagre di propaganda travestite da evento epocale: i numeri.

A Rio de Janeiro il Comune ha investito circa 15 milioni di reais — meno di 4 milioni di euro — per portare Shakira sulla spiaggia di Copacabana. Risultato? Due milioni di persone. Due milioni vere, non quelle contate con la fantasia creativa degli uffici stampa.

Secondo le stime ufficiali brasiliane, quell’evento ha generato circa 800 milioni di reais di indotto economico. Hotel pieni. Ristoranti pieni. Taxi pieni. Aeroporto pieno. Città piena. Perfino i venditori abusivi probabilmente avranno dovuto assumere personale.

A Cagliari invece abbiamo avuto la versione mediterranea dell’illusione ottica amministrativa.

La America’s Cup preliminare è stata raccontata come una specie di Woodstock nautico capace di cambiare il PIL della Sardegna, invertire l’asse economico del Mediterraneo e probabilmente fermare anche il cambiamento climatico. Poi però sono arrivati i dati veri. Quelli cattivi. Quelli che non leggono i comunicati stampa.

Secondo i dati sugli arrivi aeroportuali, l’incremento reale è stato di poche migliaia di persone. Altro che le decine di migliaia raccontate con entusiasmo da politici locali trasformati per l’occasione in televenditori della vela.

Ma soprattutto c’è una differenza devastante tra Rio e Cagliari.

Rio ha speso per creare un evento popolare globale.
Cagliari ha speso per allestire una scenografia istituzionale piena di transenne, aree vip, stand semivuoti e passeggiate nel nulla cosmico.

A Rio c’erano due milioni di esseri umani.
A Cagliari c’erano steward che guardavano altri steward.

A Copacabana il mondo arrivava davvero.
Nel Golfo degli Angeli invece si aspettavano orde internazionali che evidentemente hanno sbagliato uscita sull’Atlantico.

E la cosa più straordinaria è stata assistere al tentativo disperato di trasformare qualunque movimento d’aria in “successo straordinario”.
Un taxi? Indotto.
Uno yacht? Boom economico.
Tre turisti tedeschi col cappellino Prada? “Centralità strategica della Sardegna nel sistema velico mondiale”.

Mancava solo che conteggiassero pure i piccioni del porto come incoming internazionale.

Il punto non è negare il valore mediatico dell’evento velico. Sarebbe sciocco.
La America’s Cup è un marchio globale importante.

Il punto è un altro: smetterla di raccontare ai sardi che ogni passerella per ricchi equivalga automaticamente a sviluppo economico diffuso.

Perché a Rio i numeri li vedi.
A Cagliari li immaginano.

E infatti il confronto è impietoso.

Da una parte una città che investe pochi milioni e produce centinaia di milioni di ritorno reale, con milioni di persone fisicamente presenti sulle spiagge.

Dall’altra una città che da giorni tenta di convincere i cittadini che alcune migliaia di arrivi aeroportuali rappresentino una rivoluzione economica epocale degna dello sbarco sulla Luna.

Con una differenza fondamentale:
sulla Luna almeno ci sono arrivati davvero.

Raimondo Schiavone 

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