Il prato di Pontida quest’anno non ha visto solo i soliti fazzoletti verdi e i cori da stadio. No, quest’anno è andato in scena un rito che somigliava più a una messa laica in onore del sionismo d’accatto, con Matteo Salvini — leader della Lega sionista, ormai più devoto a Netanyahu che al rosario che sventola in campagna elettorale — a fare da grande cerimoniere.
Il copione è sempre lo stesso: Salvini si inchina alla linea di Tel Aviv, nega il genocidio del popolo palestinese e, con la solita retorica farcita di mezze verità, trasforma la tragedia di Gaza in una nota a piè di pagina. È il negazionismo in salsa padana: grossolano, rumoroso, privo di qualsiasi pudore. Un capolavoro di propaganda mal recitata, ma applaudito dai fedelissimi come fosse oro colato.
E mentre il leader leghista recita il suo sermone da servo fedele di Netanyahu, sul palco scorrono i santini dei “grandi alleati” internazionali: Jair Bolsonaro e Donald Trump. Due campioni del populismo globale che a Pontida vengono idolatrati come eroi senza macchia e senza paura. Peccato che la realtà racconti altro: Bolsonaro con un piede già oltre la soglia del tribunale e l’altro che rischia di scivolare in cella; Trump sempre più chiacchierato, processato e ridotto a caricatura di sé stesso, ma ancora brandito come simbolo di “resistenza” da chi confonde le serie TV con la politica.
Pontida si conferma così la sagra del paradosso: un partito che un tempo si dichiarava “padano” oggi si genuflette a Gerusalemme, che gridava contro i poteri forti ora si piega ai diktat del più forte di tutti, che parlava di “prima gli italiani” oggi sembra dire “prima Israele”. Il tutto condito da una folla che applaude, senza rendersi conto che la musica del mondo è ormai altrove e che il loro coro stonato fa sorridere più che spaventare.
Alla fine, resta un’unica fotografia: Salvini che alza le mani verso il cielo non per pregare la Madonna di Pontida, ma per ringraziare Netanyahu, mentre sotto il palco si celebra il culto dei leader di cartapesta. Un karaoke ideologico in cui la Lega sionista recita a memoria lo spartito scritto da altri.
Raimondo Schiavone















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