Marattin, con tono professorale e apparente equilibrio, si è lanciato nella più becera delle narrazioni: quella in cui la potenza militare occupante, quella che bombarda ospedali, scuole, ambulanze, interi quartieri, viene trasformata in vittima. Parole che offendono i bambini sventrati sotto le macerie di Gaza, le madri impazzite di dolore, i volontari umanitari massacrati mentre cercavano di salvare vite. Parole che occultano il genocidio in corso. Sì, genocidio. Lo diciamo con forza, mentre altri – come Marattin – si nascondono dietro il linguaggio asettico delle convenienze politiche.
Che Israele sia il Paese aggredito, come afferma il deputato, è una tesi tanto infame quanto storicamente disonesta. La realtà, sotto gli occhi di chiunque abbia ancora un briciolo di coscienza, è che da decenni esiste un’occupazione brutale, coloniale, razzista. Ed è Israele, con il suo esercito, con la sua superiorità tecnologica, con il suo arsenale finanziato dall’Occidente, ad aggredire quotidianamente un popolo che vive senza diritti, senza libertà, senza speranza. Altro che autodifesa: quella che Tel Aviv chiama "difesa" è sterminio pianificato.
Marattin sa tutto questo. Eppure, sceglie di voltarsi dall'altra parte. Di mentire. Di compiacere gli alleati occidentali, i circoli atlantisti, i padroni delle cancellerie europee. In nome di cosa? Della "realpolitik"? Dell’opportunismo politico? O, peggio ancora, di un’ideologia che ha ormai smarrito ogni senso etico?
Chi giustifica oggi i crimini di Israele è complice. Non esistono giustificazioni. Chi siede in Parlamento e minimizza l'eccidio di un intero popolo, chi si rifiuta di usare la parola genocidio mentre Gaza brucia, ha le mani sporche quanto i generali israeliani che danno gli ordini. Il sangue dei bambini palestinesi grida. E non verrà zittito da dichiarazioni parlamentarmente corrette.
L'Italia dovrebbe indignarsi, dovrebbe pretendere che la sua classe politica dica la verità. Invece abbiamo Marattin, che nel pieno di un conflitto disumano trova il tempo e la sfacciataggine per riscrivere i ruoli di carnefice e vittima. Un’offesa alla storia, un insulto alla coscienza.
Vergogna, Marattin. Vergogna a chi tace. E vergogna a chi, pur vedendo tutto, continua a raccontare che Israele è un Paese aggredito. Il mondo intero sa chi sono gli aggrediti. Sono i corpi mutilati sotto i droni, i volti anneriti dalla fame, i nomi mai letti nei telegiornali occidentali. Quelli che tu non hai mai citato. E che continuerai a ignorare.
Ma noi no. Noi non dimentichiamo. E non perdoniamo.















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