Leggo l'ennesimo esercizio di indignazione selettiva travestita da osservatorio morale. Un pezzo che non parla di dialogo, non parla di geopolitica, non parla di diplomazia. Parla semplicemente dell'incapacità di comprendere che il mondo non si cambia urlando da una tastiera o distribuendo patenti morali agli altri.
Perché bisogna avere davvero una curiosa idea della pace per scandalizzarsi del dialogo.
Secondo questa straordinaria teoria, bisognerebbe parlare soltanto con chi la pensa come noi. Invitare soltanto chi ci piace. Confrontarsi esclusivamente con gli amici. Una filosofia interessante: più o meno la stessa che accompagna ogni conflitto della storia umana.
Il Centro Italo Arabo organizza da anni incontri, dibattiti, confronti. Non perché tutti gli ospiti siano simpatici. Non perché tutti condividano le nostre idee. Ma perché il dialogo esiste esattamente quando esistono differenze.
Chi considera scandaloso invitare un ambasciatore evidentemente considera normale bombardare senza parlarsi.
E qui emerge la parte più divertente.
Gli stessi che oggi scoprono improvvisamente la purezza morale, vivono serenamente in una terra dove si producono armamenti, bombe e sistemi militari che finiscono dentro guerre reali. Guerre vere. Guerre che ammazzano bambini veri. Anche nello Yemen.
Ma su questo silenzio.
Perché l'indignazione selettiva è come il meteo: arriva solo dove conviene.
Poi ci sarebbe la parte folkloristica. Le battute personali. Gli insulti mascherati da ironia. Le caricature sui partecipanti. Le solite etichette distribuite con generosità.
Un tempo avrei probabilmente invitato anche chi scrive queste cose.
Oggi no.
Non perché abbia paura del confronto. Al contrario.
Semplicemente perché con chi parte dal presupposto di giudicare tutti, spiegare cosa significhi dialogo internazionale diventa complicato.
Molto complicato.
Difenda pure il suo governicchio paternalista che continua a raccontare favole mentre la Sardegna perde pezzi, giovani, imprese e prospettive.
Noi continueremo a fare ciò che facciamo da sempre: mettere persone diverse nella stessa stanza.
Perché la pace nasce così.
Le guerre, invece, iniziano quasi sempre quando qualcuno decide con chi sia consentito parlare.
Raimondo Schiavone















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