Blog di Raimondo Schiavone e amici

Le fontane della resa: Cagliari tra Bernini e la prostata della politica

C’è un punto esatto, nel cuore urbano di Cagliari, dove l’estetica cede il passo alla metafora. Non è un museo, non è un monumento celebrativo, e non è neppure una rovina antica. È molto più attuale, molto più involontario: sono quelle due fontane verdastre di Piazza Repubblica, che più che zampillare sembrano… sospirare.
Un tempo le fontane erano celebrazione. Pensiamo a Gian Lorenzo Bernini, capace di trasformare l’acqua in teatro, in potere, in narrazione urbana. Le sue opere non erano solo decorazioni: erano dichiarazioni di grandezza, di visione, di dominio estetico sul caos. A Cagliari, invece, siamo arrivati a una versione molto più intima e decadente della fontana: non più il trionfo dell’acqua, ma il suo lento, imbarazzato sgocciolio.
E qui il parallelo si fa inevitabile. Quelle due “pisciatine” — perdonate il sacrilegio terminologico — non sono un incidente urbano. Sono un simbolo. Sono la rappresentazione plastica di una politica che non zampilla più, che non costruisce, che non immagina. Una politica che, come una prostata stanca, si limita a piccoli, intermittenti segni di presenza, giusto per dire: “ci siamo ancora”.
Il contesto rende tutto più feroce. A pochi passi, edifici che raccontano una Cagliari progettata con ambizione, con armonia, con senso del bello. Una città costruita da chi aveva un’idea di futuro. E poi, accanto, queste fontane che sembrano chiedere scusa per esistere. Un contrasto quasi teologico: la creazione contro la decadenza, l’ordine contro l’abbandono.
Non è solo una questione estetica. È una questione di linguaggio urbano. Le città parlano, sempre. E quando parlano attraverso simboli così evidenti, diventa difficile non ascoltare. Quelle fontane dicono che Cagliari oggi vale poco per chi la governa. Dicono che la cura è stata sostituita dalla sopravvivenza, la visione dall’inerzia, il progetto dalla manutenzione minima — quando c’è.
E allora sì, forse il paragone con Bernini è sacrilego. Ma è proprio nel sacrilegio che si misura la distanza. Da un lato, l’acqua che canta. Dall’altro, l’acqua che fatica.
Nel mezzo, una città che meriterebbe molto di più.
Raimondo Schiavone 

Ti sei perso qualcosa?

Iscriviti al servizio di newsletter

SCARICA L'APP L'ORA DI DEMOLIRE sul tuo cellulare

INSTALLA
×
PWA Add to Home Icon

Seleziona questa icona in alto a destra PWA Add to Home Banner e poi scegli l'opzione AGGIUNGI alla SCHERMATA HOME

×