Blog di Raimondo Schiavone e amici

Italia–Israele: il dovere morale di giocare col lutto al braccio

La prossima partita tra Italia e Israele non potrà essere una semplice sfida di calcio. Sarebbe ipocrita e vergognoso ridurla a novanta minuti di sport quando, attorno a quel pallone, si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo intero. Israele, con il sostegno militare e politico delle potenze occidentali, sta portando avanti una sistematica operazione di sterminio del popolo palestinese.

Eppure, il “sistema” calcistico internazionale impone che la squadra di Tel Aviv continui a partecipare regolarmente alle competizioni, come se nulla stesse accadendo. È il paradosso di un mondo che finge di separare lo sport dalla realtà, quando in verità lo sport è sempre stato un riflesso della società, dei suoi drammi e delle sue ipocrisie.

L’Italia, costretta a scendere in campo, non può permettersi il silenzio. Sarebbe un atto di connivenza, un silenzio colpevole. Per questo si impone almeno un gesto simbolico: giocare con il lutto al braccio. Non cancellerà le bombe, non restituirà le vite, non fermerà la macchina di morte, ma indicherà che lo sport italiano non intende restare indifferente.

L’Occidente, che oggi si indigna a fasi alterne e applica sanzioni feroci contro alcuni Paesi, dimostra tutta la sua ipocrisia: mentre con la Russia si è scagliato con forza, con Israele si gira dall’altra parte, anzi lo arma, lo finanzia, lo copre diplomaticamente. I governi europei e gli Stati Uniti predicano diritti umani e pace, ma continuano a fornire le armi con cui vengono massacrati i civili di Gaza. È un doppio standard che grida vendetta e che rischia di trascinare le democrazie occidentali dalla parte sbagliata della storia.

Nella storia, i campi di calcio hanno saputo trasformarsi in luoghi di coscienza civile, non solo di spettacolo agonistico. Dalla Polonia sotto il giogo nazista alle proteste contro l’apartheid sudafricano, lo sport è stato messaggio, resistenza, testimonianza. Oggi, il campo è il luogo in cui l’Italia deve ricordare al mondo che non si può giocare come se fosse tutto normale.

Il lutto al braccio non è politica, non è propaganda: è umanità. Chi lo contesta si schiera con l’indifferenza, con il silenzio complice, con la logica cinica del “business as usual”.

In un mondo dove i governi occidentali preferiscono l’ipocrisia alla giustizia, tocca allo sport — e dunque anche alla Nazionale italiana — dare un segnale. Non basta vincere o perdere: serve ricordare.

Raimondo Schiavone 

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