Dopo Gaza, dopo la Cisgiordania, dopo l’invasione del Libano, dopo gli attacchi in Siria, Yemen e Iran, adesso Israele colpisce anche Doha, capitale di un altro Stato sovrano: il Qatar. Un’escalation che non conosce più limiti né confini.
Il diritto internazionale, i trattati, le convenzioni dell’ONU: tutto sembra carta straccia quando si parla di Israele. Nessuna regola, nessuna responsabilità, nessuna sanzione. Ogni volta che Tel Aviv decide di colpire, lo fa nella più totale impunità, certa di avere alle spalle la complicità dell’Occidente e il silenzio vile delle istituzioni internazionali.
Quello che assistiamo non è difesa, non è sicurezza, non è resistenza. È terrorismo di Stato. Un terrorismo che usa eserciti regolari, armi sofisticate, droni, missili e flotte navali per devastare intere popolazioni. Gaza ne è la prova lampante: genocidio, macerie, bambini massacrati, ospedali distrutti. La Cisgiordania è un laboratorio di pulizia etnica. In Libano i bombardamenti hanno il sapore dell’ennesima occupazione. In Siria, Yemen e Iran le incursioni sono atti di guerra a tutti gli effetti.
Ora anche Doha. Un’altra capitale araba finisce nel mirino, un’altra nazione sovrana viene colpita. L’obiettivo è chiaro: destabilizzare il Medio Oriente, incendiare ogni angolo della regione, ridurre al silenzio chiunque non si pieghi all’arroganza israeliana.
E l’Occidente? Complice. L’Unione Europea balbetta, gli Stati Uniti proteggono e giustificano, le Nazioni Unite restano paralizzate. Le stesse istituzioni che gridano allo scandalo per qualsiasi altro conflitto, di fronte ai crimini israeliani voltano lo sguardo.
Israele non è più solo uno Stato aggressore. È uno Stato terrorista. Non rappresenta un modello democratico, ma un cancro che divora la legalità internazionale. Se il mondo tace, se i popoli restano inerti, questa catena di violenze non si fermerà.
La verità è chiara: o si impone un freno a Israele, o il diritto internazionale morirà definitivamente.
Raimondo Schiavone















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