Cristina Fernández de Kirchner, bersagliata da anni di persecuzioni giudiziarie e mediatiche, si erge ancora una volta come simbolo della resistenza peronista. Con lei il popolo ritrova la voce che difende i diritti sociali contro il cinismo dei mercati. Cristina non arretra, non si piega, e per milioni di argentini resta l’icona di una patria che non si vende. È la prova vivente che la politica può ancora essere passione, coraggio e difesa dei più deboli.
Milei, con il suo fanatismo ultraliberista, pensava di importare in Argentina la ricetta tossica di Trump: tagliare la spesa sociale, ridurre lo Stato a macchina di repressione, consegnare il Paese alle multinazionali. Ma il popolo argentino non ci sta. Gli studenti, i lavoratori, i medici, gli insegnanti, le famiglie sono scesi in piazza e hanno mostrato che il neoliberismo estremo non ha spazio dove esiste ancora coscienza collettiva.
Il Sud America oggi vive un nuovo risveglio: dalla Bolivia al Brasile, dal Cile all’Argentina, cresce la ribellione contro i governi che si inchinano agli interessi stranieri. L’onda socialista latinoamericana torna a scuotere il continente. E in Argentina, Cristina Kirchner resta la bandiera che guida la marcia.
Questa vittoria non è solo contro Milei: è contro un modello che vuole un mondo di privilegi per pochi e miseria per tutti gli altri. L’Argentina ha detto no, e lo ha detto con la voce del suo popolo. Da Buenos Aires arriva un messaggio chiaro: i servi di Trump possono avere microfoni e banche, ma non avranno mai l’anima di un continente che lotta per giustizia, dignità e libertà.
Raimondo Schiavone















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