Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il silenzio di Mattarella e l’ipocrisia istituzionale: quando a essere attaccata è un’italiana “scomoda”

Nel fragore assordante delle dichiarazioni istituzionali su ogni tema d’attualità – dal cordoglio per ogni attentato, alla partecipazione puntuale alle celebrazioni ebraiche, fino alle dichiarazioni rituali sul diritto di Israele a difendersi – oggi colpisce come un macigno il silenzio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul caso di Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui diritti umani nei Territori palestinesi.

Un’italiana di altissimo profilo, rispettata a livello internazionale, che ha avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di denunciare apertamente, nei suoi rapporti, la sistematica violazione dei diritti umani da parte di Israele a Gaza e in Cisgiordania. Una figura che, a differenza di molti diplomatici italiani in carriera, non si è mai piegata alla diplomazia cerimoniale né al politicamente corretto, portando la voce del diritto laddove regna la legge del più forte. Oggi Francesca Albanese è sotto attacco: delegittimata da Israele, demonizzata dai media mainstream, e oggetto di una campagna internazionale tesa a minare la sua credibilità.

Eppure, da Sergio Mattarella nessuna parola. Nessuna difesa. Nessuna presa di posizione a tutela di una cittadina italiana, di una giurista che rappresenta l'Italia nelle sedi più alte della giustizia internazionale. Eppure è stato pronto, in passato, a esprimere solidarietà a giornalisti o intellettuali israeliani criticati. È intervenuto in difesa della “memoria condivisa” nei rapporti italo-israeliani. Ha condannato con vigore ogni espressione antisemita reale o presunta. Ha elogiato l'amicizia tra Italia e Israele come "pilastro" della nostra politica estera.

Ma quando tocca a una donna italiana, che ha avuto il coraggio di denunciare l’economia del genocidio ai danni del popolo palestinese, allora il Quirinale tace. Non una nota. Non una riga. Non un cenno a difesa della sua onorabilità o della sua sicurezza. Silenzio. Un silenzio che pesa. Un silenzio che puzza di ipocrisia politica e istituzionale.

Non ci si può nascondere dietro la presunta neutralità del ruolo presidenziale. Mattarella non è nuovo a prese di posizione nette, pubbliche, quando si tratta di allinearsi con il blocco atlantico e con gli interessi dell'Occidente. È sempre stato pronto a parlare per difendere l'alleato statunitense, per lodare la "resilienza" di Israele, per puntellare le scelte del governo italiano in chiave NATO.

Ma quando un’italiana viene colpita perché ha detto la verità sul massacro in corso a Gaza, allora il Presidente tace. E in quel silenzio si nasconde tutta la miseria della nostra politica estera, tutta la subalternità a interessi esterni, tutta la paura di dire una parola di troppo che possa dispiacere agli amici di Tel Aviv o a Washington.

Il caso Francesca Albanese non è solo il caso di una funzionaria dell’ONU sotto attacco. È lo specchio dell’Italia di oggi: un Paese che applaude chi difende i potenti e abbandona chi difende i deboli. E Mattarella, con la sua eloquente assenza, si conferma ancora una volta non il garante del popolo italiano, ma il custode dell’ipocrisia istituzionale.

Raimondo Schiavone 

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