Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il silenzio dell’ipocrisia: se l’orchestra è sgradita solo quando la bacchetta è russa

Un direttore d’orchestra russo, Valery Gergiev, viene escluso da un festival europeo perché la sua sola presenza “scomoda” turba le coscienze democratiche. La stampa di regime grida allo scandalo, i soliti editorialisti invocano la responsabilità morale dell’artista, e il palco viene sottratto alla musica per dar spazio alla propaganda. La colpa? Non aver preso le distanze in modo plateale dal governo russo. Gergiev, legato da sempre al Cremlino, ha visto cancellare concerti in Europa – inclusa la Reggia di Caserta – per il suo silenzio sull’invasione dell’Ucraina .

E fin qui, almeno la coerenza apparente. Ma ora chiediamoci: dov’è questa stessa indignazione quando a salire sul podio è un direttore d’orchestra israeliano, Daniel Oren, che, al contrario, non ha mai preso le distanze dal regime israeliano responsabile – secondo il diritto internazionale e le Nazioni Unite – di crimini di guerra? Non lo si chiede mai. Come ha osservato lo stesso governatore Vincenzo de Luca, che aveva difeso l’invito a Gergiev, “c’erano invece eventi diretti dal maestro israeliano Daniel Oren, per mantenere aperti canali di comunicazione”… ma senza alcuna pressione mediatica o pressione politica nei suoi confronti .

Perché non si levano gli stessi cori, le stesse accuse, gli stessi boicottaggi? Perché non si chiudono i teatri quando dirige un rappresentante artistico di uno Stato che bombarda ospedali, massacra civili, affama una popolazione intera?

La risposta è semplice e vergognosa: due pesi, due misure. La cultura, in Europa, è ostaggio del pensiero unico atlantista. Si può colpire la Russia, l’Iran, la Cina, perfino Cuba. Ma Israele no. Israele si protegge. Sempre. Anche quando uccide bambini.

La musica, dicevano, dovrebbe unire. Ma oggi divide, seleziona, discrimina in base alla provenienza geopolitica. E la stampa occidentale, che dovrebbe difendere la libertà, è ormai solo un megafono dei governi e dei poteri che li sorreggono.

E allora sì: se Valery Gergiev viene escluso per il suo silenzio, che si abbia il coraggio – o almeno la coerenza – di escludere anche Daniel Oren, israeliano, che tace e acconsente di fronte a un massacro.

Oppure si taccia per sempre. Ma con la vergogna stampata addosso.

Raimondo Schiavone 

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