Donald Trump ha finalmente chiarito al mondo come funziona oggi il potere globale. Non servono più Costituzioni, trattati, Nazioni Unite, diritto internazionale, né quella noiosa roba chiamata equilibrio dei poteri. No.
Basta una cosa sola: la sua morale personale.
Lo ha detto senza tremare, come uno che ordina un hamburger: “L’unica cosa che mi ferma è la mia morale. Non ho bisogno del diritto internazionale.”
Tradotto: “Il mondo è mio, finché non mi sento in colpa.”
Siamo davanti a un momento storico. Per la prima volta dalla caduta degli imperi coloniali, il pianeta scopre che la pace, la guerra, le invasioni, le sanzioni, i bombardamenti e i colpi di Stato non dipendono più da regole condivise, ma dall’umore di un uomo che si specchia la mattina e decide se oggi si sente buono o cattivo.
Non più diritto, ma psicologia.
Non più diplomazia, ma autostima.
Non più trattati, ma ego.
Se Trump si sveglia sereno, il mondo è salvo.
Se Trump si sveglia nervoso, qualcuno perde un paese.
È una rivoluzione: l’ordine mondiale sostituito dall’ordine del giorno di Mar-a-Lago.
La cosa affascinante è che Trump non mente. Dice la verità che tutti a Washington praticano da decenni, ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di ammettere: gli Stati Uniti non si sentono vincolati da nessuna legge quando si tratta dei propri interessi.
Trump però fa un passo avanti: invece di nascondersi dietro la “democrazia”, i “diritti umani” o la “sicurezza globale”, mette tutto in una parola sola: io.
“Io sono il limite. Io sono la legge. Io sono la morale.”
È il ritorno del monarca assoluto in versione reality show.
Napoleone aveva i codici, gli zar avevano Dio, i papi avevano il Vangelo.
Trump ha se stesso.
E quando dice che non ha bisogno del diritto internazionale, sta dicendo una cosa terribilmente onesta: per l’Impero americano il diritto internazionale è sempre stato un optional. Vale per gli altri. Non per chi comanda.
Lo abbiamo visto in Iraq, in Libia, in Siria, in Afghanistan, nei golpe, nelle sanzioni, negli embarghi, nelle guerre economiche. Ora lo vediamo in Venezuela.
La differenza è che Trump non finge più di essere il poliziotto buono: è il boss che entra nel bar e dice “questa è roba mia”.
E il mondo?
Il mondo dovrebbe rabbrividire. Perché quando la potenza più armata della storia dichiara che l’unico freno è la propria coscienza, stiamo ufficialmente vivendo in un pianeta governato dalla roulette emotiva di un uomo.
Non più uno Stato di diritto, ma uno Stato d’animo.
Oggi Trump può sentirsi giusto.
Domani può sentirsi offeso.
Dopodomani può sentirsi vendicativo.
E ogni sentimento può costare migliaia di vite.
Questa non è leadership.
È una forma nuova di impero: l’Impero Narcisista.
E mentre l’Europa balbetta, l’ONU emette comunicati inutili e i governi si fingono indignati, Trump ha già chiarito la dottrina del XXI secolo:
“Se è utile a me, è morale. Se è morale per me, è legittimo.”
Benvenuti nell’era in cui il mondo non è più regolato dal diritto, ma dall’ego di un solo uomo.
E non c’è trattato che tenga contro uno specchio.
Raimondo Schiavone














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