La cooperazione è come portare una barca a vela. Non basta avere un’imbarcazione, non basta mettersi al timone: serve l’equipaggio. Bisogna che ognuno faccia la propria parte, che le mani sappiano issare le vele, che qualcuno tenga la rotta e qualcun altro regoli le scotte. E poi c’è il vento: non lo puoi comandare, ma lo puoi sfruttare. Per farlo, devi avere l’umiltà di piegarti alla sua direzione, la pazienza di attendere la brezza giusta, la capacità di virare al momento opportuno.
Chi invece naviga solo pensando di poter controllare tutto, chi non ascolta né condivide, finisce alla deriva. Può illudersi di avere la barca più grande, la bandiera più vistosa o la posizione più comoda al timone, ma senza collaborazione l’imbarcazione resta ferma o si perde in mare aperto.
E così accade anche nella vita pubblica, nel mondo delle imprese, nella gestione della cultura e della politica. Senza cooperazione reale, senza il vento del confronto e l’equipaggio della condivisione, si rimane prigionieri del porto, ancorati alla paura di perdere un piccolo privilegio. Ma il mare, prima o poi, chiama tutti a misurarsi con la verità: e allora contano solo la capacità, la dedizione, lo sforzo costante. Non le apparenze.
La pochezza, l’incapacità, la superficialità, l’arroganza perdono sempre. Sono zavorre che non permettono alla barca di prendere il largo. Chi invece sa costruire con pazienza, chi non ha paura di aprirsi al vento degli altri, sa che il tempo è il giudice più severo ma anche il più giusto: alla lunga, ciò che resta è la rotta tracciata insieme, non i proclami gridati da soli.
Questa è la Sardegna, questa è Cagliari.
Raimondo Schiavone















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