Blog di Raimondo Schiavone e amici

Colombia alza la schiena: la vittoria socialista che il mondo deve guardare

La Colombia ha votato e il risultato è chiaro: il campo progressista e socialista guidato da Gustavo Petro e dalla coalizione Pacto Histórico consolida la propria forza politica e diventa il punto di riferimento del nuovo ciclo latinoamericano.
Non è soltanto una vittoria elettorale.
È una scelta politica e sociale.
Oltre 41 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, composto da 108 senatori e 188 deputati, che guideranno il paese nella legislatura 2026-2030. 
Secondo dati ormsi consolidati, la coalizione progressista vicina a Petro ottiene circa il 30-32% dei voti nazionali, diventando il primo blocco politico del paese e conquistando circa 35 senatori su 108 e oltre 60 deputati su 188 nel nuovo Congresso.
Numeri che non rappresentano solo una vittoria politica ma una trasformazione storica per un Paese che per decenni è stato governato da élite conservatrici legate agli interessi economici tradizionali e alla sfera di influenza degli Stati Uniti.
Il messaggio degli elettori colombiani è chiaro:
più diritti sociali, più lavoro, più Stato e più sovranità politica.
La sinistra colombiana ha costruito il proprio consenso su un programma profondamente sociale: aumento dei salari minimi, rafforzamento del sistema sanitario pubblico, investimenti nell’istruzione e politiche di redistribuzione per ridurre una delle disuguaglianze più alte dell’America Latina.
Ma c’è anche un elemento geopolitico che pesa più di tutto: la dignità politica.
La nuova Colombia che emerge dal voto non vuole più essere semplicemente uno dei paesi più allineati agli interessi di Washington nel continente. Vuole dialogare con tutti, ma con la schiena dritta.
Ed è questo che oggi rende la vittoria della sinistra colombiana un segnale per il mondo.
Nel giro di pochi anni l’America Latina ha visto affermarsi governi progressisti in paesi chiave del continente:
il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva,
il Messico di Andrés Manuel López Obrador,
il Cile di Gabriel Boric.
Ora anche la Colombia consolida questo asse politico.
Un asse che non nasce da ideologie astratte ma da una richiesta concreta dei popoli: lavoro, giustizia sociale e sovranità nazionale.
Il mondo oggi guarda alla Colombia perché lì si sta affermando un’idea semplice ma rivoluzionaria per il nostro tempo:
che un Paese può scegliere politiche sociali forti, difendere i lavoratori e allo stesso tempo non piegarsi alle pressioni delle grandi potenze.
In un’epoca dominata dalla geopolitica della forza, la Colombia prova a dimostrare che la politica può ancora essere uno strumento di emancipazione sociale.
E per questo motivo oggi, nel bene o nel male, il mondo guarda a Bogotá. 
Raimondo Schiavone 

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