Blog di Raimondo Schiavone e amici

Caro Vannacci stavolta con la tua verve da saputello hai fatto cilecca

Roberto Vannacci ha parlato. E come sempre, quando parla, pretende di illuminare la scena con quella sua inconfondibile sicurezza da primo della classe in libera uscita. Stavolta però l’illuminazione ha lasciato ombre ovunque, perché il suo ragionamento sulla Palestina e sul concetto di Stato è semplicemente sbagliato. In un intervento che voleva essere dottorale, Vannacci ha affermato che la Palestina non può essere considerata uno Stato perché le mancherebbero le tre componenti fondamentali: popolo, territorio e sovranità. Curiosamente, la stessa argomentazione – se usata con un po’ più di coerenza e meno ideologia – si potrebbe rovesciare proprio su Israele. Ma procediamo con ordine.

Nel diritto internazionale, lo Stato si definisce attraverso tre elementi fondamentali: un popolo, un territorio e un governo effettivo. È la cosiddetta Convenzione di Montevideo del 1933 a fissare questi parametri. Il popolo, a sua volta, non è un concetto etnico o religioso, ma giuridico: è l’insieme dei cittadini legati a un ordinamento statale. Non si parla quindi di discendenza, razza o religione, ma di relazione giuridica tra individui e Stato. Esattamente il tipo di concetto che mette in crisi le teorie romantico-sovraniste alla Vannacci, dove si confonde la nazione con il popolo, l’etnia con la cittadinanza, la fede religiosa con lo status giuridico.

Nel caso della Palestina, la tesi secondo cui non esisterebbe un popolo palestinese è priva di fondamento. I palestinesi esistono eccome. Esistono storicamente, culturalmente, politicamente e giuridicamente. La Palestina è stata una realtà amministrativa sin dai tempi dell’Impero Ottomano, poi sotto il mandato britannico, e infine come entità politica riconosciuta da oltre 140 Stati membri delle Nazioni Unite. L’OLP ha proclamato lo Stato di Palestina nel 1988 e, dal 2012, ha ottenuto lo status di Stato osservatore non membro presso le Nazioni Unite. Ha una cittadinanza, un territorio – sebbene frammentato e occupato – e governi locali, come l’Autorità Nazionale Palestinese e, con tutte le contraddizioni del caso, Hamas a Gaza. Esistono scuole, ospedali, leggi, dogane, passaporti, ambasciate. Chi dice che la Palestina non esiste come Stato dovrebbe prima rileggere qualche trattato di diritto internazionale, magari con meno spirito da crociato e più da giurista.

Ma se davvero si volesse fare un gioco di logica, le stesse accuse potrebbero essere rivolte a Israele. Perché se si sostiene che gli ebrei non sono un popolo – in quanto appartenenti a una religione e non a una etnia unica – allora nemmeno Israele avrebbe diritto a definirsi Stato del "popolo ebraico". Ed è proprio ciò che invece Israele fa, proclamandosi con la legge fondamentale del 2018 “lo Stato-nazione del popolo ebraico”, riservando solo a quest’ultimo il diritto all’autodeterminazione. Ma chi è questo “popolo ebraico”? Comprende un ebreo russo, un ebreo etiope, un ebreo francese, un ebreo argentino? Sì. Ma allora non si tratta di un popolo in senso etnico, né in senso statale. Si tratta di persone appartenenti a una fede religiosa, disseminate in tutto il mondo, che solo in Israele trovano una cittadinanza garantita sulla base della loro religione. Il tutto con una legge che di fatto discrimina chi, pur essendo cittadino israeliano, non è ebreo.

Quindi, se si vuole negare la statualità alla Palestina perché oggi è priva di piena sovranità territoriale, allora bisognerebbe coerentemente riconoscere che anche Israele, fondato nel dopoguerra su basi esclusivamente ideologiche e sostenuto artificialmente dalle potenze occidentali, è un’entità statuale costruita più per volontà politica che per effettiva esistenza dei tre criteri. Ma nessun giurista serio farebbe questa affermazione, perché Israele, piaccia o no, è uno Stato pienamente riconosciuto, con strutture, istituzioni, relazioni internazionali e cittadinanza. Proprio come lo è la Palestina per la maggioranza del mondo.

La verità è che il diritto internazionale non è una tesi da bar, né un comizio elettorale. Non basta declamare “popolo”, “territorio”, “sovranità” come parole magiche per annullare la realtà. I palestinesi esistono. La Palestina esiste. Ed è semmai il fatto che venga sistematicamente negata, bombardata, occupata, umiliata, che la rende oggi meno visibile, ma non per questo meno reale. È come sostenere che un albero non esiste solo perché gli hanno segato i rami e scavato attorno le radici.

Vannacci, stavolta, la tua verve da saputello ti ha tradito. E la retorica si è sciolta al sole della realtà.

Raimondo Schiavone 

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