Blog di Raimondo Schiavone e amici

Atreju, Crosetto e l’ipocrisia di Stato

A Atreju, Guido Crosetto si è inalberato. Non per Gaza, non per le decine di migliaia di morti civili, non per i bambini sepolti sotto le macerie. Si è inalberato perché qualcuno ha osato definirlo — e definire il suo campo politico — “amico dei genocidi”. E allora minacce di denuncia, sdegno istituzionale, toni da lesa maestà.

Parole sue, testuali: «È inaccettabile essere accusati di essere amici dei genocidi».
Davvero? È inaccettabile l’accusa o è insopportabile lo specchio che la restituisce?

Perché qui non siamo nel campo delle etichette urlate a caso. Qui siamo nel campo dei fatti politici. L’Italia, sotto questo governo, è alleata politica e militare di Netanyahu. Non per distrazione, non per inerzia, ma per scelta. Scelte votate, rivendicate, difese. E allora il problema non è l’aggettivo, è il sostantivo: genocidio. Se stai accanto a chi lo compie, se lo giustifichi, se lo armi, se lo copri diplomaticamente, ne condividi la responsabilità storica. Punto.

Minacciare denunce fa sorridere. A chi pensa di fare paura Crosetto? Non siamo nel Ventennio, non siamo sotto il Minculpop, non siamo nell’Italia dove il dissenso si mette a tacere con l’intimidazione. Le parole fanno paura solo a chi sa di non poterle smentire con i fatti.

Poi arriva il passaggio più offensivo: la beneficenza.
Come se qualche camion di aiuti umanitari potesse compensare un’alleanza militare manifesta, una copertura politica totale, una sudditanza diplomatica che ha trasformato l’Italia in una comparsa muta mentre Gaza viene rasa al suolo. La carità esibita come foglia di fico morale è la forma più alta di ipocrisia politica. Prima contribuisci alla tragedia, poi ti commuovi davanti alle telecamere.

Possono comprare Abu Mazen, ridotto a figurante patetico, palestinese di rappresentanza che si prostra davanti a Giorgia Meloni per restare politicamente in vita. Possono comprare silenzi, strette di mano, cerimonie vuote. Ma non compreranno mai le idee di libertà e giustizia su Gaza. Quelle no. Quelle restano, e giudicheranno.

La verità è semplice, ed è per questo che fa così male:
chi è stato accanto a Netanyahu è genocida come lui. Politicamente, moralmente, storicamente. Non servono tribunali speciali, basta la memoria. E la memoria non si querela.

Il resto — le urla, le denunce annunciate, l’indignazione selettiva — è solo rumore. Rumore di un potere che sa di essere dalla parte sbagliata della storia e pretende pure l’applauso.

Raimondo Schiavone

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