Blog di Raimondo Schiavone ed amici.

LA LETTERA/ A Mario Guerrini

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Dottor Guerrini non si mescoli con gli opportunisti, uno con la sua storia si tenga lontano dal clan dei portatori di interessi che hanno cominciato questa campagna denigratoria e strumentale nei confronti delle mie società. Quando, e se vorrà, avrò piacere di averla ospite nella mia azienda, vorrei farle conoscere i miei collaboratori, quello che facciamo, lo spirito che abbiamo. Mi farebbe piacere anche poterla avere ospite in una delle nostre famose cene a base di prosciutto di Urzulei, le garantisco che useremo l'affettatrice per non inibirla, anche se le assicuro che il prosciutto di Urzulei va tagliato “al coltello”. 
Un giorno, sempre se lei vorrà, le racconterò di Alessandra Carta che alcuni anni fa ha lavorato per la mia azienda, 5000 euro per una ricerca utilizzata per un Piano di comunicazione affidato dalla Presidenza della Giunta (allora Pigliaru). Ricordo che alla dottoressa Carta chiesi di fare delle attività in esterna per noi (presentazioni di convegni etc.), mi disse che preferiva fare queste attività “da dietro la scrivania, che era meglio non apparire”. Magari potrei raccontarle delle Primarias di Maninchedda e di alcune questioni sullo Stadio di Massimo Zedda. Su quest'ultimo, se vuole, le racconto anche altre cose. Poi sull’Unione Sarda le potrei raccontare che la loro acredine nasce da quando TeleSardegna ha deciso di domiciliarsi presso gli spazi che gestisco in Manifattura e Tabacchi. Vogliono avere l'esclusiva nel mercato pubblicitario regionale. Fra qualche giorno comunicheremo alla Corte dei Conti la consistenza dei loro contatti con la Regione. Quando vuole sono a sua disposizione. 
Mi perdoni se non le scrivo direttamente ma chiedo ad un amico di farlo perché io non sono su Facebook. 
A si biri 
Raimondo Schiavone

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L'editoriale

Ci sono momenti nei quali è bene non pensare solo a se stessi ed è giusto cominciare a ragionare sull’interesse comune. Momenti nei quali ti accorgi che, se puoi, devi tentare di risvegliare la coscienza collettiva verso un obiettivo di interesse generale.

Ecco perché ho deciso di parlare di Sanità in Ogliastra. In maniera non convenzionale. Perché, se lo avessi fatto con i canoni ordinari della comunicazione, l’attenzione sarebbe stata pari a zero. Oggi fa effetto l’eclatanza, devi colpire forte, in caso contrario prevale l’ininfluenza. Anni di professione me lo hanno insegnato. Ecco il perché di manifesti con frasi ad effetto, che non potevano passare inosservate e che, di fatto, hanno sollevato un polverone.

Da un lato solo polemiche. Nessuna sorpresa. Ero certo che la ASL non sarebbe riuscita ad andare oltre la classica minaccia di denuncia. Del resto, tale è il livello del management. Da un altro lato mi aspettavo la mistificazione, il tentativo subdolo di ribaltare le mie parole come fossero un j’accuse diretto al personale medico e sanitario, al quale riservo tutta la mia empatia e solidarietà, essendo essi stessi vittime del sistema. Ma mi aspettavo anche una piccola reazione, e questa sta cominciando ad emergere: da qualche giorno la discussione sulla sanità prende piede e cominciano ad affiorare voci, discussioni.

Qualche sindaco sonnolento inizia lentamente a risvegliarsi, magari destato dall’imminente campagna elettorale, ma va ugualmente bene. Anche partiti ormai in via d’estinzione fanno timidamente capolino.

Benissimo, ben venga tutto ciò. Ma non basta. Non ci si può fermare ad un sterile riconoscimento dello stato di fatto, della inefficienza del sistema sanitario territoriale, senza cercare e proporre a possibili soluzioni. Per individuare e cominciare a percorrere una strada nuova, è inevitabile abbandonare la vecchia. E in questo caso è necessario smantellare il vecchio sistema.

Questo ospedale – ribadisco – così come è strutturato, non serve ai cittadini ogliastrini.  Sono reparti inutili, non serve un presidio classico, ci vuole una soluzione moderna evoluta che soddisfi l’esigenza primaria: il soccorso di primo intervento ed il collegamento con le strutture regionali specializzate.

Non so se sia già arrivato il momento della proposta, perché prima di essa deve emergere la consapevolezza che il sistema attuale non funziona. Ecco perché continuerò a porre domande agli attuali “gestori” della sanità ogliastrina, attraverso questo blog ed attraverso altri mezzi convenzionali e non. Nella speranza che i cittadini ogliastrini, in un sussulto d’orgoglio, caccino dal tempio gli abusivi e si riapproprino del proprio destino.

Consapevole che, affinché ciò accada, prima di tutto vada dispersa quella cappa di narcotico torpore che avvolge l’Ogliastra.

Ecco perché è imprescindibile demolire. Solo allora i nostri cittadini avranno la facoltà di ricostruire.

R.S.