Blog di Raimondo Schiavone ed amici.

Arbatax, una ferrovia gestita con il compasso

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Da anni si discute di quel tratto di ferrovia che separa il Borgo di Arbatax dal suo porto, da anni si vedono turisti con buste della spesa e casse d'acqua scavalcare questa barriera per portarsi la spesa in barca, da anni lo sviluppo de porto e' interdetto da una barriera inutile.

Muri e sterpaglie per proteggere le persone da un treno che non passa. Purtroppo non passa perché quelli dell'Arst che gestiscono la tratta hanno fatto tutto il possibile perché quel treno turistico, il famoso trenino verde, si fermasse.
Una della classiche vergogne di questa nostra terra per la quale, dalla sempre in deficit agenzia regionale dei trasporti, arrivano giustificazioni pretestuose sulle quali e' meglio stendere un grembiulino impietoso. 
Ma anche se il nostro amato trenino verde arrivasse quel tratto di porto interdetto sarebbe ugualmente inutile. La stazione è posizionata piu' avanti, gli scambi sono sufficienti per la frequenza di utilizzo degli stessi binari, e poi se servissero qualche centinaia di migliaia di euro per sistemarli non sarebbe una grande spesa per le tasche regionali se si pensasse al vantaggio che se ne trarrebbe. 
Ma Arst, Regione, Autorità Portuale e Consorzio Industriale non si parlano. Troppo spocchia, troppo colletti bianchi super pagati a gestire affari ben piu' importanti, chi se ne frega del piccolo porto ogliastrino. A questi personaggi che misurano le loro azioni con la semplice estensione di un compasso cosa volete che importi dello sviluppo di un piccolo Borgo marinaro e soprattutto del sistema turistico ogliastrino.
Intanto quella barriera esiste ancora, si succedono sindaci a guidare il capoluogo ogliastrino, cambiano presidenti e li al porto tutto rimane immutabile, perché così vogliono a Cagliari, perché noi non siamo capaci di farci rispettare. Ci sono state amministrazioni in passato, non certo questa, che del tema si sono occupate ma nessuna ha raggiunto il semplice obiettivo, riconvertire il porto al tessuto urbano. Intanto ognuno degli enti sopra citati va per conto proprio, nessun dialogo fra loro, ognuno “pianifica” il proprio pezzettino di orto, ciascuno con l'approccio di Ponzio Pilato, per poi asciugarsi le mani con il classico grembiulino.
A costoro consigliamo la lettura di un classico della letteratura sud americana: Gabriella garofano e cannella di Amado, potrebbero trovare lungimiranti spunti.
La prossima puntata sarà sul nuovo parcheggione realizzato grazie alla gentile concessione dell'Intermare Sarda….

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L'editoriale

Ci sono momenti nei quali è bene non pensare solo a se stessi ed è giusto cominciare a ragionare sull’interesse comune. Momenti nei quali ti accorgi che, se puoi, devi tentare di risvegliare la coscienza collettiva verso un obiettivo di interesse generale.

Ecco perché ho deciso di parlare di Sanità in Ogliastra. In maniera non convenzionale. Perché, se lo avessi fatto con i canoni ordinari della comunicazione, l’attenzione sarebbe stata pari a zero. Oggi fa effetto l’eclatanza, devi colpire forte, in caso contrario prevale l’ininfluenza. Anni di professione me lo hanno insegnato. Ecco il perché di manifesti con frasi ad effetto, che non potevano passare inosservate e che, di fatto, hanno sollevato un polverone.

Da un lato solo polemiche. Nessuna sorpresa. Ero certo che la ASL non sarebbe riuscita ad andare oltre la classica minaccia di denuncia. Del resto, tale è il livello del management. Da un altro lato mi aspettavo la mistificazione, il tentativo subdolo di ribaltare le mie parole come fossero un j’accuse diretto al personale medico e sanitario, al quale riservo tutta la mia empatia e solidarietà, essendo essi stessi vittime del sistema. Ma mi aspettavo anche una piccola reazione, e questa sta cominciando ad emergere: da qualche giorno la discussione sulla sanità prende piede e cominciano ad affiorare voci, discussioni.

Qualche sindaco sonnolento inizia lentamente a risvegliarsi, magari destato dall’imminente campagna elettorale, ma va ugualmente bene. Anche partiti ormai in via d’estinzione fanno timidamente capolino.

Benissimo, ben venga tutto ciò. Ma non basta. Non ci si può fermare ad un sterile riconoscimento dello stato di fatto, della inefficienza del sistema sanitario territoriale, senza cercare e proporre a possibili soluzioni. Per individuare e cominciare a percorrere una strada nuova, è inevitabile abbandonare la vecchia. E in questo caso è necessario smantellare il vecchio sistema.

Questo ospedale – ribadisco – così come è strutturato, non serve ai cittadini ogliastrini.  Sono reparti inutili, non serve un presidio classico, ci vuole una soluzione moderna evoluta che soddisfi l’esigenza primaria: il soccorso di primo intervento ed il collegamento con le strutture regionali specializzate.

Non so se sia già arrivato il momento della proposta, perché prima di essa deve emergere la consapevolezza che il sistema attuale non funziona. Ecco perché continuerò a porre domande agli attuali “gestori” della sanità ogliastrina, attraverso questo blog ed attraverso altri mezzi convenzionali e non. Nella speranza che i cittadini ogliastrini, in un sussulto d’orgoglio, caccino dal tempio gli abusivi e si riapproprino del proprio destino.

Consapevole che, affinché ciò accada, prima di tutto vada dispersa quella cappa di narcotico torpore che avvolge l’Ogliastra.

Ecco perché è imprescindibile demolire. Solo allora i nostri cittadini avranno la facoltà di ricostruire.

R.S.