Blog di Raimondo Schiavone ed amici.

Arbatax, il Porto di Nessuno. Cercasi Ulisse

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Viviamo in un territorio che ha perso quel modesto sostrato industriale che esisteva ai tempi della Cartiera e negli anni non è riuscito a ricostruire un tessuto connettivo imprenditoriale tale, da poter accompagnare il processo turistico in grande espansione. Se è vero che non si può vivere di una monocultura, è anche vero che in questi anni il Turismo ha consentito di mantenere il livello di reddito medio della popolazione ogliastrina sopra la media della soglia di povertà nazionale. Il turismo da solo, se non accompagnato da altri settori produttivi, conduce ad un impoverimento economico, culturale e sociale. La cultura della trimestralità del lavoro non consente la crescita di famiglie e non dà stabilità. Detto ciò, per entrare nel merito del nuovo tema che vogliamo affrontare in questo blog, ci piacerebbe sapere cosa si intenda fare del Porto di Arbatax. La più importante infrastruttura del territorio. Il porto è una porta sul mare, finalizzato a gestire e movimentare traffici di persone e merci, è una luogo che supporta il sistema territoriale e, nel caso specifico di Arbatax, ha una storia e tradizione tesa alla movimentazione di merci, passeggeri e turisti. La mancanza di decisioni e di programmazioni lo hanno trasformato in un’area industriale senza regole, in cui  ciascuno fa il proprio comodo e dove non esiste nessuna regolamentazione. A pensarci bene, più che un porto,
è un cantiere, peraltro diviso in due parti da uno stabilimento industriale impattante. Abbiamo la fortuna di avere un'area industriale retrostante di grandi dimensioni, una parte della quale, su cui insistono le aree ex cartiera, abbandonata, ma continuiamo ad utilizzare il porto come fosse esso stesso l'area di produzione e non invece la porta che consenta l’ingresso è l’uscita di merci e persone. Un porto diviso nel mezzo, con una banchina interdetta all'utilizzo ed al transito. Un porto senza servizi, botteghe, negozi, con un muro divisorio verso il bellissimo borgo di arbatax per la presenza di una ferrovia ottocentesca che basterebbe spostare di 100 metri. Un porto al servizio di pochi e che non funge da stimolo e strumento verso il tessuto imprenditoriale locale. Dopo gli anni vitali della Cartiera è diventato terreno di nessuno e paradossalmente lo è ancora oggi, nonostante la gestione sia passata alla Autorità di sistema portuale Regionale cioè di fatto allo Stato. Anzi, la situazione sta degenerando e non si comprende quali saranno le strategie del suddetto Ente, che pare avere solo interesse a narcotizzare il territorio, senza operare alcuna scelta strategica.
Vorremmo far nascere un dibattito su questo tema, ma senza i ricatti dei soliti 20 o 40 posti di lavoro che hanno imbalsamato una classe politica povera di idee e di strumenti. Un dibattito vero, alla luce delle novità importanti sull’istituzione della Zona economica speciale nel retroporto e dei notevoli investimenti che arriveranno con le risorse del PNRR e del FESR 21/27.
Si accettano confronti.
Avviso per i naviganti: l'arma della demagogia sappiamo utilizzarla tutti e se servisse qualche 6X3 sul Porto, siamo pronti a farlo.
In queste settimane metteremo in luce aspetti concreti che chi governa questo sistema dovrebbe conoscere. Abbiamo già avuto un Ponzio Pilato nella storia, adesso è giunto il momento di fare scelte. Lo dobbiamo ai giovani che hanno accettato la sfida di rimanere in Ogliastra e che hanno diritto a risposte concrete per il loro futuro.

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L'editoriale

Ci sono momenti nei quali è bene non pensare solo a se stessi ed è giusto cominciare a ragionare sull’interesse comune. Momenti nei quali ti accorgi che, se puoi, devi tentare di risvegliare la coscienza collettiva verso un obiettivo di interesse generale.

Ecco perché ho deciso di parlare di Sanità in Ogliastra. In maniera non convenzionale. Perché, se lo avessi fatto con i canoni ordinari della comunicazione, l’attenzione sarebbe stata pari a zero. Oggi fa effetto l’eclatanza, devi colpire forte, in caso contrario prevale l’ininfluenza. Anni di professione me lo hanno insegnato. Ecco il perché di manifesti con frasi ad effetto, che non potevano passare inosservate e che, di fatto, hanno sollevato un polverone.

Da un lato solo polemiche. Nessuna sorpresa. Ero certo che la ASL non sarebbe riuscita ad andare oltre la classica minaccia di denuncia. Del resto, tale è il livello del management. Da un altro lato mi aspettavo la mistificazione, il tentativo subdolo di ribaltare le mie parole come fossero un j’accuse diretto al personale medico e sanitario, al quale riservo tutta la mia empatia e solidarietà, essendo essi stessi vittime del sistema. Ma mi aspettavo anche una piccola reazione, e questa sta cominciando ad emergere: da qualche giorno la discussione sulla sanità prende piede e cominciano ad affiorare voci, discussioni.

Qualche sindaco sonnolento inizia lentamente a risvegliarsi, magari destato dall’imminente campagna elettorale, ma va ugualmente bene. Anche partiti ormai in via d’estinzione fanno timidamente capolino.

Benissimo, ben venga tutto ciò. Ma non basta. Non ci si può fermare ad un sterile riconoscimento dello stato di fatto, della inefficienza del sistema sanitario territoriale, senza cercare e proporre a possibili soluzioni. Per individuare e cominciare a percorrere una strada nuova, è inevitabile abbandonare la vecchia. E in questo caso è necessario smantellare il vecchio sistema.

Questo ospedale – ribadisco – così come è strutturato, non serve ai cittadini ogliastrini.  Sono reparti inutili, non serve un presidio classico, ci vuole una soluzione moderna evoluta che soddisfi l’esigenza primaria: il soccorso di primo intervento ed il collegamento con le strutture regionali specializzate.

Non so se sia già arrivato il momento della proposta, perché prima di essa deve emergere la consapevolezza che il sistema attuale non funziona. Ecco perché continuerò a porre domande agli attuali “gestori” della sanità ogliastrina, attraverso questo blog ed attraverso altri mezzi convenzionali e non. Nella speranza che i cittadini ogliastrini, in un sussulto d’orgoglio, caccino dal tempio gli abusivi e si riapproprino del proprio destino.

Consapevole che, affinché ciò accada, prima di tutto vada dispersa quella cappa di narcotico torpore che avvolge l’Ogliastra.

Ecco perché è imprescindibile demolire. Solo allora i nostri cittadini avranno la facoltà di ricostruire.

R.S.